Dopo Hiroshima, Fukushima. La storia di una sopravvissuta

Le Radiazioni sono sempre state parte della mia storia“. Ritsuko Komaki si stava recando in Giappone al momento del Terremoto. Ritsuko Komaki è un oncologa ed è una sopravvissuta di Hiroshima, la testimonianza di una giapponese nel “rivivere il l’orrore del nucleare“.

L’oncologa ha affermato che le nubi, le preoccupazioni e i disastri che hanno seguito il terremoto di Sendai, le hanno dato un senso di déja vu, come se lei avesse già vissuto tutto questo, infatti in parte è vero: Ritsuko ha già vissuto una situazione analoga, era il dopoguerra e si respirava ancora aria di tragedia a causa della bomba antomica sganciata su Hiroshima dal governo degli Stati Uniti, lo stesso governo che oggi si affanna per aiutare un popolo in difficoltà.

Foto da stateoftomorrow.com

Ritsuko Komaki vive negli USA e sabato scorso si è recata in Giappone per un convegno oncologico e far visita alla sorella Nagoya ed è stata inondata da un déja vu:

C’era disagio a causa del terremoto e dello tsunami ma i veri timori riguardavano la centrale nucleare, questi hanno fatto riaffiorare i ricordi della mia giovinezza, Hiroshima e Nagasaki. Sono una professoressa di radioterapia oncologica presso l’Università del Texas all’MD Anderson Cancer Center; le radiazioni sono sempre state parte della mia storia. Le ho usate per guarire ma sono stata anche vittima del loro potere distruttivo; ho pregato per non rivedere la forza devastante della radiattività.

Non ho mai neanche immaginato lontanamente di restare seduta con la famiglia a guardare con orrore la prima esplosione presso l’impianto nucleare di Fukushima Daiichi in Okumamachi, nel nord-est del Giappone.

Giovedì 10 marzo sono partita da Houston per raggiungere Tokyo dove avrei dovuto prendere parte ad un convegno di oncologi radioterapisti, chirurghi e neurochirurghi, un dibattito su una tipologia di radiazione per contrastare il tumore polmonare precoce; dieci minuti prima eravamo al Narita Airport e siamo stati immediatamente informati del terremoto e che l’aeroporto era stato chiuso.

Fortunatamente siamo stati condotti in una citta vicina, dove abita mia sorella maggiore e la sua famiglia. Eravamo seduti tutti insieme a condividere, purtroppo, un esperienza che speravamo di non rivivere mai più.

Ero una bambina quando la bomba atomica fu sganciata su Hiroshima e 4 anni quando ci siamo trasferiri a vivere laggiù. Mentre mia nonna, sopravvissuta all’esplosione, subiva ogni effetto collaterale delle classiche “radiazioni total body“: i suoi capelli caddero, il suo naso sanguinava e aveva disturbi intestinali. Molti miei parenti morirono.

Quando avevo 10 anni, alla mia amica Sadako fu diagnosticata una leucemia indotta da radiazioni. C’è una credenza giapponese che annuncia la guarigione di un qualsiasi malato se si riuscivano a costruire 1.000 gru-origami. Io, lei e i miei compagni di classe iniziammo a piegare la carta e costruire gru.

Quando Sadako morì abbiamo raccolto i fondi per costruire un monumento per lei e per tutti i bambini morti, il monumento rappresenta una gru e si trova tutt’oggi nel Parco della Pace di Hiroshima. I bambini si recano sul luogo e portano i loro origami a forma di gru.

E’ stato allora che ho deciso di diventare medico o un ricercatore nel campo della leucemia. Ero una giovane studente di medicina quando ho saputo che mentre le radiazioni possono causare il cancro, esse, possono essere anche utilizzate come cura. Così sono diventata una radioterapista.

Foto da aawr.org

La radioterapia è un trattamento ben pianificato, con radiazioni mirate, nulla a che vedere con le radiazioni che hanno inondato il popolo con la bomba atomica; con la radioterapia si colpiscono le cellule cancerose e si protegge il più possibile il tessuto circostante.

A causa del disastro di Hiroshima e Nagasaki, tuttavia, molti giapponesi hanno paura delle radiazioni e quando si ammalano di cancro optano sempre per la chirurgia. Purtroppo numerosi pazienti non sono facilmente operabili ma nonostante questo la prima scelta resta la chirurgia così da cogliere solo il lato negativo delle radiazioni.

Inoltre, a causa della paura della radioterapia, sono ben pochi gli studenti di medicina giapponesi che si avvicinano al campo della radio-oncologia. Questo gennaio, con mio marito, il dottor James Cox, abbiamo organizzato un meeting con gli oncologi di Kyoto e Sapporo, questo per sfruttare una sovvenzione ricevuta dal ministero giapponese della tecnologia e l’istruzione. L’obiettivo è un corso di 5 anni per migliorare l’istruzione e la formazione riguardo le applicazioni delle radiazioni in medicina e fisica.

Mi preoccupa l’effetto che avranno le esplosioni nucleari in Fukushima sul progresso ottenuto con il duro lavoro del programma di istruzione. Le preoccupazione vertono anche sullo stato di Fukushima e la zona circostante. A Hiroshima ci avvisarono di evacuare l’area per circa 20 anni, dovevamo allontanarci a causa delle contaminazioni, ma dopo sei mesi la gente ritornava alle sue terre.

La loro terra era preziosa e non volevano perdere i territori ereditati dai loro nonni, così molti sono morti di cancro. Ora abbiamo imparato, abbiamo le prove e gli insegnamenti del passato, la gente dovrebbe sapere che cosa rischia a rimanere o ritornare nel territorio. E’ importante che i neonati, i ragazzini e le donne in gravidanza lascino il posto.

Sono preoccupata per le contaminazioni. Quando i bambini crescono, è fondamentale per il loro sviluppo evitare radiazioni. E’ proprio per questo che mi sono fatta porta bandiera della terapia del protone.

Cinque anni fa, all’MD Anderson, ho costruito un centro di protonterapia in cui i pazienti, soprattutto i bambini, possono ricevere radiazioni ancora più mirate che vanno dritto alle cellule tumorali.

Questa settimana sono tornata a Huston ma il mio viaggio in Giappone è stato come rivivere tante esperienze e riformulare milioni di pensieri sulle radiazioni, pensieri e ricordi sia del passato che del presente. Posso solo sperare che il governo giapponese adotterà le misure necessarie e che garantirà la massima trasparenza riguardo la REALE situazione così da contribuire a salvare la vita della popolazione.

Via | www.cnn.com
Foto da | Top, abcnews.com

3 Commenti to “Dopo Hiroshima, Fukushima. La storia di una sopravvissuta”

  1. Protoniana

    Mar 25. 2011

    la terapia con i protoni, conosciuta anche come protonterapia, è molto efficace ma ancora troppo costosa

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