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	<title>Tecnologia e Ambiente</title>
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	<description>non solo greenTech</description>
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		<title>La carne contribuisce al riscaldamento globale</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 06:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna De Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La gran parte di noi è consapevole di inquinare quando utilizza l&#8217;auto o quando aziona la lavastoviglie. Molti però non sanno che inquinano ugualmente quando mangiano carne e alcuni derivati animali. Tranquilli, questo non è l&#8217;ennesimo spot &#8220;pro veg&#8221; ma ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="aligncenter" src="http://www.giacinto.org/wp-content/uploads/2012/05/1251118348product_Hamburger.jpeg" alt="" width="549" height="185" /></p>
<p>La gran parte di noi è consapevole di inquinare quando utilizza l&#8217;auto o quando aziona la lavastoviglie. Molti però non sanno che inquinano ugualmente quando <strong>mangiano carne</strong> e alcuni derivati animali. <span id="more-9861"></span>Tranquilli, questo non è l&#8217;ennesimo spot &#8220;<em>pro veg&#8221;</em> ma solo un esempio di come la produzione di carne incide fortemente sull&#8217;ambiente.</p>
<p>Produrre carni da cucina ha un costo sorprendente sull&#8217;ambiente, tale pratica sprigiona un&#8217;enorme quantità di calore sotto forma di <strong>gas a effetto serra</strong>. Basta pensare che secondo un rapporto presentato dalla FAO, la nostra <strong>dieta</strong> e in particolar modo, il nostro <strong>consumo di carni</strong>, ha un <strong>impatto </strong>sull&#8217;ambiente superiore a quello del settore industriale e dei trasporti.</p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Da non perdere!  </strong></span><a href="http://www.tecnologia-ambiente.it/uno-stile-di-vita-vegan-contrasta-la-fame-nel-mondo" target="_blank">Uno stile di vita Veg contrasta la fame nel mondo</a></p>
<p>In altre parole una dieta ricca di carni sprigiona più <strong>anidride carbonica</strong>, metano, protossido di azoto e altri <strong>gas serra</strong>, rispetto ai trasporto e le industrie. Il rapporto FAO è stato presentato nel 2006 e già sei anni fa i livelli di produzione di carne contribuivano fino al 22% dei <strong>gas serra </strong>prodotti annualmente dalla terra. Ogni anno nel globo si sprigionano 36 miliardi di tonnellate di CO2 e di questi, circa 8 miliardi di tonnellate provengono dalla produzione e dal <strong>consumo della carne</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.giacinto.org/wp-content/uploads/2012/05/cheeseburger.jpeg" alt="" width="550" height="414" /></p>
<p>Vediamo che per produrre mezzo chilo di <strong>hamburger</strong> si rilasciano le medesime <strong>emissioni di CO2 </strong>necessarie per percorrere 16 km con un&#8217;automobile di grosse dimensioni. Dal 2006 a oggi il consumo di carne è aumentato, soprattutto quello di carne bovina con la rapida ascesa dei fast food. In un anno, un mangiatore di carne riesce a inquinare quanto una vettura che percorre 2.897 chilometri!</p>
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		<title>Milano: mini maratona cane-padrone alla sua terza edizione</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Odierna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[cani]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest’anno cani e padroni si ritroveranno per sfidarsi in questa originale corsa non competitiva. Domenica 20 maggio 2012, infatti, Parco Sempione a Milano sarà teatro di una sfida “all’ultima zampa”: vincerà la coppia cane-padrone che per prima avrà tagliato il traguardo. Le ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Anche quest’anno<strong> cani</strong> e padroni si ritroveranno per sfidarsi in questa originale corsa non competitiva. Domenica 20 maggio 2012, infatti, Parco Sempione a Milano sarà teatro di una sfida “all’ultima zampa”: vincerà la coppia cane-padrone che per prima avrà tagliato il traguardo.<span id="more-9872"></span> Le due precedenti edizioni di Advantrix Running (2010 e 2011) hanno visto la partecipazione di oltre 400 coppie di <strong>cani</strong>/padroni<br />
Tutti i <strong>cani</strong> possono partecipare a questa gara, non ci sono razze più o meno adatte. Più che di razza, si può parlare di allenamento e stile di vita: tutti i <strong>cani</strong> hanno, infatti, un desiderio innato per la corsa. Sono però più portati quei <strong>cani</strong> che vengono abituati a correre/passeggiare quotidianamente e che hanno quindi un certo allenamento fisico<br />
Alla fine della gara vengono proclamati come vincitori i primi 3 classificati, ma in realtà, l’obiettivo della manifestazione non è la competizione in sé, ma quello di promuovere un sereno rapporto tra padrone, cane e l’ambiente in cui vivono per riuscire a creare il giusto equilibrio tra divertimento e attività fisica.<br />
<img class="aligncenter  wp-image-9875" title="1716211837_bambina_cane" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/1716211837_bambina_cane.jpg" alt="" width="550" height="400" /><br />
Lo spirito è proprio quello di trascorrere insieme una giornata all’aria aperta.<br />
L’iniziativa ha riscosso un notevole successo, lo testimoniano, il gran numero di partecipanti delle passate edizioni, come già evidenziato, che hanno aderito all’iniziativa; il sostegno di una realtà  come l’ANMVI (l’Associazione nazionale medici veterinari italiani) che anche quest’anno ha dato il supporto alla manifestazione; il patrocinio del Comune di Milano per il terzo anno consecutivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shr-publisher-9872"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Maschera per capelli spenti e trattati con metodo naturale</title>
		<link>http://www.tecnologia-ambiente.it/maschera-per-capelli-spenti-e-trattati-con-metodo-naturale</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Torres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guide]]></category>
		<category><![CDATA[capelli]]></category>
		<category><![CDATA[henné]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l’arrivo dell’estate, i primi a soffrirne sono i capelli. Diventano crespi spenti e soprattutto perdono di lucentezza. Peggio ancora per i capelli che sono trattati. Questo bagno di luce serve per dare luce ai capelli spenti o anche stanchi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Con l’arrivo dell’estate, i primi a soffrirne sono i<strong> capelli</strong>. Diventano crespi spenti e soprattutto perdono di lucentezza. Peggio ancora per i <strong>capelli</strong> che sono trattati.<br />
Questo bagno di luce serve per dare luce ai<strong> capelli</strong> spenti o anche stanchi dalla colorazione.<span id="more-9863"></span><br />
Questo bagno darà più tono al vostro colore ma non è una colorazione ma proprio come dice il nome è un bagno di luce, ad esempio se avete una capigliatura castana spenta con questo impacco si può avere un castano caldo e luminoso.<br />
Utile anche per i capelli secchi e aridi perché il burro di cacao è un ottimo idratante e il henné un fortificante naturale. Se non volete rinforzare il vostro colore ma semplicemente ottenere forza e luminosità potete usare il<strong> henné</strong> neutro.<br />
4 cucchiai di <strong>henné</strong> dal vostro colore preferito (normalmente è possibile trovare: nero, marrone, rosso, biondo o neutro)<br />
acqua calda<br />
2 cucchiai di burro di cacao<br />
4 cucchiai di crema/maschera per impacco (ovviamente meglio se bio)</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-9868" title="beurre" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/beurre.jpg" alt="" width="300" height="300" /> Mettete il <strong>henné</strong> in una ciotola di vetro o ceramica e aggiungete pian piano dell&#8217;acqua abbastanza calda fino ad ottenere un impasto non molto duro<br />
Aggiungete il burro molliccio (fatelo rammollire o a bagno maria, o al microonde per 1 minuto), e la crema per impacco. Mischiate molto bene e applicate sui <strong>capelli</strong> (il prodotto deve essere applicato tiepido e non bollente).<br />
Mettete una cuffia sui <strong>capelli</strong> e lasciate la crema in posa per 1 ora.<br />
Lavare e risciacquare con normale shampoo.<br />
Il burro di cacao e il<strong> henné</strong> sono in vendita nelle erboristerie, negozi bio e ecosolidali e parafarmacie.</p>
<div class="shr-publisher-9863"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Rimedi naturali per il sudore</title>
		<link>http://www.tecnologia-ambiente.it/rimedi-naturali-per-il-sudore</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eliana Cortez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guide]]></category>
		<category><![CDATA[Aloe]]></category>
		<category><![CDATA[Balsamo di San Rocco]]></category>
		<category><![CDATA[Calendula]]></category>
		<category><![CDATA[Echinacea]]></category>
		<category><![CDATA[sudorazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l’arrivo dell’estate e dell’afa molte persone sono stressate a causa dell’aumento della sudorazione. Questa situazione costringe i soggetti che ne soffrono a cambiarsi spesso d’abito e a lavarsi continuamente per paura di macchie sui vestiti e cattivi odori. Vediamo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Con l’arrivo dell’estate e dell’afa molte persone sono stressate a causa dell’aumento della <strong>sudorazione.</strong> Questa situazione costringe i soggetti che ne soffrono a cambiarsi spesso d’abito e a lavarsi continuamente per paura di macchie sui vestiti e cattivi odori.<span id="more-9854"></span><br />
Vediamo come comportarci per affrontare una <strong>sudorazione</strong> eccessiva in maniera corretta, senza alterare il Ph della pelle ed il buon funzionamento del nostro organismo.<br />
In estate si suda di più e, anche se le conseguenze possono essere a volte spiacevoli, questo meccanismo aiuta il nostro corpo a combattere il surriscaldamento e la pelle a difendersi dagli attacchi esterni, creando una sorta di film protettivo quasi infallibile. Non bisogna quindi pensare che qualcosa non va: in estate è normale che la <strong>sudorazione</strong> aumenti.<br />
Per non peggiorare la situazione, anche se si pensa il contrario, non è consigliabile bere bevande ghiacciate che, provocando un raffreddamento improvviso del corpo, subito dopo lo sbalzo termico incrementano il “problema sudorazione”.<br />
Per quanto riguarda l’alimentazione, evitate le carni rosse, i cibi grassi ed i latticini. No anche ad alcool fumo.<br />
Rimedi casalinghi contro la <strong>sudorazione</strong> eccessiva:<br />
Un utilissimo rimedio naturale contro la <strong>sudorazione</strong> è la<strong> Salviaofficinalis</strong> che, in olio essenziale e diluita poi nell’acqua del bagno, aiuta a limitare l’attività delle ghiandole sudoripare. Attenzione a non esagerare però! (Non usatela in gravidanza e su bambini molto piccoli).<br />
Per il sudore di mani e piedi vi consigliamo di massaggiare le parti interessate almeno 1-2 volte al giorno con un batuffolo imbevuto nel succo di un limone.<br />
Anche il cosiddetto <strong>Balsamo di San Rocco</strong> è utilissimo per limitare la <strong>sudorazione</strong>.<br />
Altre sostanze amiche della pelle ma molto efficaci contro il sudore sono l’<strong>Echinacea</strong>,la <strong>Calendula </strong>e l’<strong>Aloe</strong>.<br />
Tisane e infusi sono anche in questo caso utili a limitare il problema, come nel caso della betulla. Basterà tenere in infusione 20 gr. delle sue foglie in un litro d’acqua (circa 10 minuti) per ottenere la benefica bevanda. Consumarne un po’ alla volta durante l’arco della giornata anche dopo averla portata a temperatura ambiente.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-9857" title="sudorazione" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/sudorazione.jpg" alt="" width="300" height="301" /> Infine due consigli rivolti a chi ha una certa dose di tempo e pazienza da dedicare alla preparazione di alcuni rimedi naturali fai da te. Per preparare la crema deodorante alla lavanda occorrono:<br />
1 cucchiaio di burro di cacao<br />
2 cucchiai di cera d’api<br />
2 gr di timo<br />
1/2 cucchiao di olio essenziale di rosmarino<br />
1/2 cucchiaio di olio di ricino<br />
1/2 cucchiaio di olio essenziale di lavanda<br />
2 cucchiai di olio di soia<br />
Sciogliere a bagnomaria la cera d’api, mescolarla accuratamente con gli altri ingredienti e versarla in un contenitore. A quel punto basterà lasciarla raffreddare e sarà pronta all’uso. Preparare un infuso a base di aceto di mele richiederà un po’ di tempo, ma sarà piuttosto semplice e si otterrà un’efficace lozione da applicare sulle zone interessate. Gli ingredienti necessari sono un bicchiere di aceto di mele e una manciata di erbe aromatiche quali salvia, lavanda, timo, rosmarino e menta.<br />
Mescolare nell’aceto le erbe aromatiche e lasciarlo riposare in un luogo caldo per una decina di giorni. A quel punto la lozione sarà pronta. Per questo come per tutti gli altri rimedi consigliati ricordiamo infine che è sempre opportuno sincerarsi presso il proprio medico curante circa eventuali allergie, patologie di cui si è affetti o controindicazioni in merito alla possibile interazione dei prodotti naturali con alcuni farmaci.</p>
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		<title>Centrali fotovoltaiche che galleggiano sull’acqua</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eliana Cortez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia Rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[impianti fotovoltaici]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio di architettura ha ideato un sistema per posizionare gli impianti fotovoltaici sul pelo libero dell’acqua dei fiumi e dei canali inutilizzati in maniera da azzerare di fatto il loro impatto ambientale. Il problema che più spesso viene posto agli impianti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Uno studio di architettura ha ideato un sistema per posizionare gli <strong>impianti fotovoltaici</strong> sul pelo libero dell’acqua dei fiumi e dei canali inutilizzati in maniera da azzerare di fatto il loro <strong>impatto ambientale</strong>.<span id="more-9880"></span><br />
Il problema che più spesso viene posto agli<strong> impianti fotovoltaici</strong> posti nei terreni agricoli è l’<strong>impatto ambientale</strong> che questi pannelli forniscono, questo aspetto senza dubbio ne pregiudica e non di poco la collocazione rendendo difficile la loro realizzazione non solo per quanto riguarda l’aspetto economico ma proprio per quel che concerne il loro posizionamento. Ecco perchè negli ultimi anni si è cercato di realizzare sempre più nuovi metodi per distribuire questi impianti nei posti più disparati. L’idea di posizionarli addirittura nei canali e nei fiumi inutilizzatti è venuto allo studio di architettura ZM che, grazie a questa idea, ha vinto il Green Dot Award.<br />
Chiaramente i pannelli in questione non potevano essere realizzati semplicemente in acqua in punti qualsiasi perchè avrebbero potuto intaccare delle aree destinate ala pesca o attività che comunque avrebbero determinato l’impatto dei panelli. I pannelli ideati sono a forma di di giglio e chiaramente capaci di galleggiare sull’acqua. L’idea è quindi quella di sfruttare la forma a foglia come accade nella naturale fotosintesi clorofilliana. L’organizzazione dei pannelli per realizzare nel complesso l’impianto è strutturata come su una barca larga circa trenta metri e dotata di un dispositivo di inseguimento del sole.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-9882" title="lilypaddue" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/lilypaddue.jpg" alt="" width="300" height="202" /> Grazie al dispositivo installato sarà possibile sfruttare al massimo questi geniali pannelli poichè seguirà il sole assorbendo quanta più energia possibile dal sole. Affinchè non si sposti troppo lungo il corso del fiume o del canale la “barca” è ancorata a riva e può trasmettere energia da fornire a strutture che si trovano sulla costa come possono essere i porti o come spesso capita, gli insediamenti nelle aree costiere. Le idee che si sono susseguite negli ultimi anni per la riduzione dell’<strong>impatto ambientale</strong> e l’ottimizzazione delle efficienza dei pannelli sono state numerose ma pare che questa idea possa essere realmente realizzata proprio per la sua semplicità ideativa.<br />
L’idea dei gigli infatti non è nuova ma è già stata presentata in tutto il mondo e ha trovato tanti estimatori in paesi come il Brasile o in continenti come Asia ed Est Europa. Per vedere la prima vera realizzazione dei nuovi impianti a giglio sarà però necessario aspettare che venga realizzato in Scozia dove pare che l’amministrazione di Glasgowabbia già preso provvedimenti per avviare il progetto di realizzazione della prima centrale fotovoltaica galleggiante sul fiume Clyde. Nonostante l’Italia sia un paese all’avanguardia quanto alle fonti rinnovabili sembra sia necessario attendere per vedere realizzate centrali fotovoltaiche di questo tipo nel nostro paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Allarme Fiumicino:gattini abbandonati scambiati per bomba</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Odierna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[gatti]]></category>

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		<description><![CDATA[Una valigia abbandonata al Terminal 3 Partenze internazionali dell’aeroporto Roma Fiumicino, un allarme bomba e la scoperta della verità: quindici gatti abbandonati. Lo scalo romano ha vissuto momenti di paura quando un passeggero di nazionalità americana ha prima tentato di imbarcarsi sul volo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Una valigia abbandonata al Terminal 3 Partenze internazionali dell’aeroporto Roma <strong>Fiumicino</strong>, un allarme bomba e la scoperta della verità: quindici<strong> gatti</strong> abbandonati.<br />
<span id="more-9847"></span>Lo scalo romano ha vissuto momenti di paura quando un passeggero di nazionalità americana ha prima tentato di imbarcarsi sul volo per New York con diciannove <strong>gatti</strong>, poi ne ha abbandonati quindici in un trolley con accanto una lettiera avvolta in una busta di plastica, scatenando l’allarme bomba. Lo stato d’allerta è scattato alle 10 del mattino e terminato 45 minuti dopo quando gli artificieri hanno scoperto cosa conteneva la valigia. Tutto ha avuto inizio ai banchi accettazione dal numero 270 al 272, dove è ospitata la compagnia tedesca Lufthansa, dove il passeggero doveva imbarcarsi per New York con i suoi 19 <strong>gatti</strong>. La compagnia però aveva posto nella stiva solo per quattro gatti e così l’uomo ha deciso di abbandonare gli altri, chiudendoli in un trolley e lasciando anche una lettiera. Alcuni dipendenti dell’aeroporto hanno visto così una valigia abbandonata senza nessun passeggero ed è scattato immediatamente l’allarme antiterrorismo.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-9850" title="images (30)" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/images-30.jpg" alt="" width="291" height="173" /> In pochi minuti sono arrivati sul posto gli artificieri della Polaria e le unità cinofile dei Carabinieri: una volta messo in sicurezza la zona dopo aver transennato400 metri, gli uomini delle unità speciali hanno scoperto cosa conteneva la valigia grazie a particolari strumenti a distanza.<br />
Terminato lo stato d’allerta, l’aeroporto ha ripreso la sua normale funzionalità e i <strong>gatti</strong> sono stati liberati.<br />
L’uomo, di 44 anni e con passaporto americano, è stato individuato dalla Polizia di Frontiera e rischia una denuncia penale per maltrattamento e abbandono di animali.</p>
<p>I <strong>gatti</strong> per fortuna stanno tutti bene: consegnati all’Enpa Ente per la protezione degli animali, sono stati trasferiti in un gattile della città dove attendono di essere adottati da qualcuno che, si spera, non li abbandoni più.</p>
<div class="shr-publisher-9847"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Vatnajokull: il ghiacciaio più grande d&#8217;Europa</title>
		<link>http://www.tecnologia-ambiente.it/vatnajokull-il-ghiacciaio-piu-grande-deuropa</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Torres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciaio]]></category>
		<category><![CDATA[islanda]]></category>
		<category><![CDATA[Vatnajokull]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino alla fine del mondo, in una terra in cui la natura esprime la sua forza primordiale: il ghiacciaio Vatnajokull, in Islanda. Il Vatnajokull è anche il ghiacciaio più grande d’Europa, e la quarta calotta glaciale più estesa del mondo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Fino alla fine del mondo, in una terra in cui la natura esprime la sua forza primordiale: il <strong>ghiacciaio Vatnajokull</strong>, in <strong>Islanda</strong>.<br />
Il <strong>Vatnajokull</strong> è anche il ghiacciaio più grande d’Europa, e la quarta calotta glaciale più estesa del mondo dopo Antartide, Groenlandia e Campo de Hielo Sur, in Patagonia.<span id="more-9816"></span> Lo provano le sue “misure” da capogiro: più di 8100 chilometri quadrati di superficie e uno spessore medio di 400 metri di ghiacci preziosi. Si tratta di una spettacolare grotta glaciale che si forma quando l&#8217;acqua sciolta proveniente dalla superficie del<strong> ghiacciaio </strong>penetra al suo interno, cedendo calore sufficiente a formare una cavità piena di aria e, come in questo caso, di riflessi colorati. Immortalare questo spettacolo, tuttavia, può costare molto caro.<a href="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/islanda_03_156.jpg"><img class="size-full wp-image-9829 aligncenter" title="islanda_03_156" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/islanda_03_156.jpg" alt="" width="512" height="409" /></a></p>
<p>Innanzitutto, le basse temperature unite all&#8217;alto tasso di umidità possono provocare seri problemi di ipotermia, ma c&#8217;è un pericolo ancora più insidioso. A causa della fusione continua e del movimento glaciale, queste grotte sono relativamente instabili, soggette a improvvisi collassi, parziali o addirittura totali. Proprio questa precarietà, tuttavia, dà vita a un&#8217;affascinante evoluzione in continuo divenire, mutando a ogni istante il loro aspetto e la loro forma.</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-9823 aligncenter" title="5327190167_a6d7042d74_z" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/5327190167_a6d7042d74_z.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p>Questa foto è stata scattata da un temerario esploratore, Orvar Thorgeirsson.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-9825 aligncenter" title="08a-kverfjoll" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/08a-kverfjoll.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p>Le cascate di Dettifoss nel Parco Nazionale Jökulsárgljúfur nel nord-est dell&#8217;Islanda. Si trovano sul fiume Jökulsá nella località di Fjöllum. Il fiume scorre dal ghiacciaio <strong>Vatnajokull</strong> e raccoglie l&#8217;acqua da una vasta area nel nord-est dell&#8217;<strong>Islanda</strong></p>
<p>Sul ghiacciaio del Vatnajokull alla scoperta di grotte di ghiaccio,<strong> Islanda</strong><img class=" wp-image-9826 aligncenter" title="islanda-1-143" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/islanda-1-143.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p>Laguna ricca di iceberg alla deriva, proprio a ridosso del ghiacciaio del <strong>Vatnajokull</strong> e collegata direttamente al mare. E’ possibile navigare in mezzo alla laguna a bordo degli anfibi e osservare gli iceberg da vicino. Facile da raggiungere lo Jokulsarlon consente di vivere una tipica esperienza del paesaggio artico. Una curiosità: fu l’ambientazione di alcune scene del film <em>“Licenza di uccidere”</em> di James Bond.</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-9827 aligncenter" title="vatnajokull-islanda" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/vatnajokull-islanda.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p>Dal lato meridionale le sue lingue arrivano fino al mare e costeggiano la strada. L’attrattiva principale sul lato sud è la laguna dello Jokulsarlon con possibilità di gita su anfibio. La parte pù interna del ghiacciaio può essere raggiunta con escursioni in motoslitta.</p>
<p>L&#8217;interno della grotta: la luce risplende dentro formando dei prismi</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-9835 aligncenter" title="image14" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/image14.png" alt="" width="550" height="400" /></p>
<div class="shr-publisher-9816"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Super Cool Bra: il reggiseno rinfrescante</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 14:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matilde Pellegrino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[reggiseno]]></category>
		<category><![CDATA[Super Cool Bra]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi lo indossa ha una sensazione di fresco sulla pelle. Dal Giapppone arriva una soluzione per ridurre i consumi elettrici estivi causatio dall&#8217;aria condizionata: il reggiseno come un mini-acquario, presentato oggi a Tokyo da Triumph, col nome di Super Cool ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><em>Chi lo indossa ha una sensazione di fresco sulla pelle</em>. Dal Giapppone arriva una soluzione per ridurre i consumi elettrici estivi causatio dall&#8217;aria condizionata: il reggiseno come un mini-acquario, presentato oggi a Tokyo da Triumph, col nome di<strong> Super Cool Bra</strong>.<span id="more-9806"></span> Il reggiseno, secondo «l&#8217;innovativo concetto rinfrescante» alla base del singolare pezzo di <strong>biancheria intima</strong> femminile, ha un gel all&#8217;interno delle coppe disegnate come acquari trasparenti e progettate per trattenere il calore del corpo.</p>
<p>Una soluzione che rappresenta un particolare contributo pensato per aiutare a fronteggiare l&#8217;ipotesi di carenza di <strong>elettricità</strong> estiva a seguito del fermo di tutti i 50 reattori nucleari dopo la crisi della centrale di Fukushima. «<em>Chi lo indossa ha una sensazione di fresco sulla pelle</em>», assicura la società in un comunicato.</p>
<p><img class="wp-image-9810 aligncenter" title="super-cool-bra-triumph-638x425" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/super-cool-bra-triumph-638x425.jpg" alt="" width="547" height="320" /></p>
<p>Per moltiplicare l&#8217;effetto freschezza, anche sotto il profilo psicologico, sono state aggiunte decorazioni con foglie di menta e una piccola campana tradizionale di vetro simile a quelle che suonano in prossimità delle case nipponiche in piena estate.</p>
<p>Abbinato al <strong>reggiseno</strong> ci sono due minigonne: una in bambù, a mò di nascondiglio, e un&#8217;altra che ricorda una zanzariera. Nessuno dei capi, tuttavia, è destinato al mercato: l&#8217;unico scopo, oltre che pubblicitario, è rimarcare il bisogno di essere fantasiosi per ridurre al minimo i consumi di energia elettrica per scongiurare il serio rischio di blackout.</p>
<div class="shr-publisher-9806"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Il canile degli orrori: cuccioli venivano affogati e gettati</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 12:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Odierna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[cani]]></category>
		<category><![CDATA[cuccioli]]></category>
		<category><![CDATA[maltrattamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Succede a Viterbo. Sono ancora in corso le operazioni del Corpo Forestale dello Stato nei confronti di un canile gestito da privati nel viterbese. Stante le prime informazioni pervenute si tratterebbe di circa 300 cani, nessuno dei quali sottoposti a piano ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Succede a Viterbo. Sono ancora in corso le operazioni del Corpo Forestale dello Stato nei confronti di un canile gestito da privati nel viterbese. Stante le prime informazioni pervenute si tratterebbe di circa 300<strong> cani</strong>, nessuno dei quali sottoposti a piano di sterilizzazione.<span id="more-9791"></span><br />
A quanto pare era abitudine che i <strong>cuccioli</strong> alla nascita venissero brutalmente strappati dalle loro madri ed uccisi tramite affogamento. I corpicini dei <strong>cuccioli</strong>, poi chiusi all’interno di sacchetti di plastica, venivano infine gettati nei cassonetti dell’immondizia.<img class=" wp-image-9797 alignright" title="immagine-032" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/immagine-032.jpg" alt="" width="250" height="200" />Questi due ultimi gravi episodi sarebbero già stati riscontrati dagli Agenti della Forestale intervenuti sul posto a seguito di indagini scaturite da una segnalazione pervenuta al Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Viterbo.<br />
Il proprietario del canile è stato già iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo, la quale ha disposto il sequestro dell’intera struttura da parte della Forestale. I responsabili dovranno rispondere dei delitti di <strong>maltrattamento</strong> e di uccisione gratuita di animali.<img class="alignright  wp-image-9796" title="cop341" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/cop3411.jpg" alt="" width="250" height="200" /><br />
A condurre l’operazione sono i Forestali del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) di Roma e del NIPAF di Viterbo.<br />
Sono in corso accertamenti anche da parte del personale medico veterinario intervenuto a supporto della Forestale per valutare lo stato di salute degli animali. Al momento sono stati controllati un centinaio di esemplari risultati in discrete condizioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shr-publisher-9791"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Un posto unico al mondo: Antelope Canyon</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Torres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Antelope Canyon]]></category>
		<category><![CDATA[flashflood]]></category>

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		<description><![CDATA[Onde voluttuose di goloso gelato o preziose sete orientali? Niente di tutto ciò: questo spettacolo di colori e curve è fatto di roccia e di luce, in un posto unico al mondo che si chiama Antelope Canyon, in terra Navajo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Onde voluttuose di goloso gelato o preziose sete orientali? Niente di tutto ciò: questo spettacolo di colori e curve è fatto di roccia e di luce, in un posto unico al mondo che si chiama <strong>Antelope Canyon</strong>, in terra Navajo vicino a Page, Arizona.<span id="more-9724"></span><br />
La particolare combinazione tra profondità, larghezza, lunghezza e composizione delle rocce crea una tavolozza di colori che spazia dal viola intenso al rosso acceso all&#8217;arancione al giallo, diversa ad ogni ora del giorno grazie alle variazioni di intensità dei fasci di luce solare che filtrano nei varchi rocciosi.<br />
Per gli antichi Navajo entrare in questo posto era come per noi entrare in una cattedrale. Una fessura lunga e stretta nel terreno roccioso nasconde sotto di sé un mondo incredibile. Lungo gli 8 chilometri del canyon in alcuni punti le pareti di roccia raggiungono i 120 metri di altezza, separate da un varco largo meno di un metro, regalando visioni mozzafiato che lo rendono uno dei canyon più visitati e fotografati d&#8217;America. L&#8217; <strong>Antelope Canyon </strong>si compone di due distint slot canyon, fessure nella roccia levigate nel corso di milioni di anni dall&#8217;erosione dell&#8217;arenaria da parte dell&#8217;acqua e del vento: l&#8217;Upper <strong>Antelope Canyon</strong>, o The Crack, e il Lower <strong>Antelope Canyon</strong>, o The Corkscrew.<br />
A forgiare questi canyon, però, sono state soprattutto le inondazioni improvvise, sporadiche e violentissime provocate dalle piogge cadute nell&#8217;ampia conca sopra la fessura del canyon, specie nella stagione dei monsoni. È il cosiddetto fenomeno del <strong>flashflood</strong>, un’ondata di piena improvvisa che si incunea all&#8217;interno del canyon scavando in profondità corridoi incredibilmente stretti, arrotolandosi, girando su se stessa e levigandone le pareti fino a farle diventare lisce e arrotondate, belle da accarezzare. Ma il<strong> flashflood</strong> può essere molto pericoloso, addirittura mortale come per gli 11 turisti francesi travolti e uccisi nel 1997.<br />
La galleria fotografica</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-9765" title="Antelope_Canyon___Wallpaper_by_tykee" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/Antelope_Canyon___Wallpaper_by_tykee.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-9761" title="ante 1" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/ante-11.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-9760" title="Antelope-Canyon 2" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/Antelope-Canyon-21.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-9759" title="ws_Antelope_Canyon_1600x1200" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/ws_Antelope_Canyon_1600x12002.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-9757" title="Upper_antelope_2_md" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/Upper_antelope_2_md2.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="wp-image-9754 aligncenter" title="2004_11_01_08_Antelope_Canyon" src="http://www.tecnologia-ambiente.it/wp-content/uploads/2012/05/2004_11_01_08_Antelope_Canyon2.jpg" alt="" width="550" height="400" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">
<div class="shr-publisher-9724"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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