
l’Apple può imparare molto dalla Nike
La Nike, in passato, è stata accusata più volte di sfruttamento minorile, soprattutto per i suoi stabilimenti asiatici. Negli ultimi anni la Nike ha pagato per le sue malefatte, ora sarà il turno della Apple?
15 anni fa, la Nike, il marchio che regna sovrano nel mondo sportivo, è stato vilipeso per le sue ripetute violazioni dei diritti umani. L’azienda attraverso una serie di laboratori clandestini, ha prodotto per anni scarpe sportive sfruttando l’operato di bambini asiatici.
Philip Knight, CEO della Nike, per molti anni ha ignorato le critiche lanciate dalle varie ONG -organizzazioni non governative- e per coprire le opere di sfruttamento (ambientale, minorile e lavorativo), per molto tempo ha rifiutato di rendere pubblica la lista dei suoi fornitori.
La condotta della Nike è migliorato solo durante il 2010, almeno per quanto riguarda la produzione di scarpe, il CEO ha finalmente pubblicato la lista dei fornitori e con una serie di cambiamenti, sempre nel 2010, è rientrata tra le aziende più etiche e sostenibili del mondo. La nomina è stata effettuata dall’Ethisphere Institute.
La Apple seguirà mai le sue orme? David Meyer, vice presidente della Global Alliance SEMI, organizzazione con sede a Seattle, nello stato di Washington, la cui missione è quella di aiutare le aziende ad assumere un comportamento più responsabile, ha evidenziato il rapporto tra i due marchi:
“La Nike ha impiegato un decennio per ammettere e correggere gli errori di violazione dei diritti dei lavoratori. Lo stesso marchio della Nike ne ha sofferto molto. Oggi è il turno dell’Apple, additata dalle ONG cinesi che hanno denunciato la mancanza di trasparenza e i gravi abusi commessi dai suoi sub-appaltatori. (…) Non solo è necessario un codice di condotta per gli appaltatori ma è indispensabile stanziare le risorse per garantire che tale codice di condotta sia rispettato“
L’Apple è famosa per il suo culto della riservatezza ma la responsabilità sociale ed ambientale ha bisogno di trasparenza. Sempre secondo la Global Alliance SEMI, l’Apple non sta facendo altro che “spararsi sui piedi”: la sua mancata comunicazione con i media e le ONG, non farà altro che infangare il nome del suo marchio.
Lo scorso anno l’Apple è stata richiamata ben due volte per la violazione del suo stesso codice di condotta: l’Apple non si cura di come i suoi fornitori svolgano le prime fasi di produzione di accessori come iPhone, iPod, iPad e i vari Mac, vi è un’assoluta mancanza di vigilanza. La Società di Steve Jobs dovrebbe sorvegliare i suoi fornitori e collaborare con le ONG così da poter smentire o correggere le accuse che le sono state rivolte.
L’Apple sarà anche ammirevole per il packaging utilizzato e le strategie di trasporto per portare al minimo l’impatto ambientale, ma questo nel mondo occidentale… “il mondo asiatico” è ben lontano da questa realtà.
Anna De Simone
il lunedì, marzo 14th, 2011 alle ore 05:00 .Categorie: Bad Tecnology, Inchieste.









forse sono cinica ma avrei preferito che lo tsunami e il terremoto si fosse abbattuto in Cina e non nel Giappone.
Sfioro la cattiveria se dico che in Cina avrebbe spazzato via un po’ di dittatura e sfruttamento? La Cina sarebbe stata costretta ad accettare aiuti esteri e magari entrando in stretto contatto con l’ONU e ONG umanitarie, avrebbe cambiato regime.
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