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Etichettatura energetica: l’Italia rischia la 133esima procedura d’infrazione europea

Pubblicato da
Eliana Cortez

Secondo l’Unione Europea, nonostante le varie lettere inviate, l’Italia non ha recepito ancora in maniera piena la direttiva europea nel suo ordinamento nazionale. Tutti gli elettrodomestici dovrebbero essere sottoposti ad una etichettatura energetica, che dovrebbe essere comune a tutti i Paesi europei, in modo da stabilire chiaramente regole fondamentali in termini di efficienza energetica.

Per questola Commissione Europeaha deciso di lanciare un ultimatum: se l’Italia non avrà soddisfatto entro due mesi gli obblighi a cui è chiamata sarà sottoposta al giudizio della Corte di Giustizia Europea.

A dicembre è scaduto il termine UE per l’entrata in vigore del nuovo sistema di valutazione energetica per televisori, frigoriferi, cantinette, congelatori, lavatrici e lavastoviglie. Come avevamo anticipato, fra le novità più importanti ci sono le nuove classi (7) energiche fino alla categoria A+++, per le TV il consumo in watt del dispositivo acceso e il consumo annuale in kWh (4 ore al giorno per 365 giorni), etc.

Bruxelles ha fatto sapere a Italia, Cipro e Romania che rischiano un’infrazione e quindi l’apertura di un fascicolo pressola Cortedi Giustizia. Da rilevare che il nostro paese è il primo per cause pendenti, ma a questo giro basterebbe poco per evitare ulteriori fastidi. L’adeguamento alla direttiva è meno traumatico rispetto al precedente (92/75/Cee): in poco meno di 10 anni ha consentito un risparmio di circa 40-50 terawatt-ore all’anno – praticamente il consumo elettrico annuo del Portogallo.

Senza contare che “l‘etichettatura energetica europea è concepita per fornire ai consumatori informazioni riconoscibili, accurate e comparabili sul consumo energetico degli elettrodomestici, riguardo le loro performance e caratteristiche essenziali”. Non meno importante la stima del potenziale quanto a riduzione dei costi energetici. L’Unione Europea stima infatti che i consumi domestici pesino per il 25% sull’intero paniere comunitario.

La sensazione è che l’Italia non si sia data una mossa per non sfavorire l’industria e la grande distribuzione. È evidente che con l’introduzione delle nuove etichette tutte le linee più vecchie rischiano di essere snobbate. Insomma, bisogna prima far fuori ciò che è rimasto nei magazzini.