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Disastro Fukushima: tutto quello che c’è da sapere sui rischi per la salute

Pubblicato da
Anna De Simone

fukushima

I sopravvissuti del terremoto e dello tsunami dovranno fare i conti con un nuovo problema: le perdite radioattive che danneggeranno la loro salute. Vediamo in che modo.

Presso la centrale di Fukushima sono stati registrati livelli di radiazioni molto pericolosi, i livelli sono in aumento anche a Tokyo, a 140 km a sud di Fukushima e ad un centinaio di km a nord, dove “alloggiano” le basi navali statunitensi.

Anche il Giappone, il popolo dalla stoicità più celebre, sta iniziando a farsi prendere dal panico e il governo ha evacuato i cittadini spingendoli a 12 miglia di distanza dalla catastrofe, in più li ha invitati a rimanere in casa ed uscire solo se strettamente necessario.

Questo perché? Lo tsunami è passato, il terremoto anche ma ora c’è il rischio contaminazioniradioattive. Delle perdite radiattive vi sono state anche in Niger ma il fatto di cronaca è finito in un oblio mediatico, certo i rischi sono imparagonabili: ci basterà pensare che il ministro dell’Ambiente francese, ha affermato che le radioazioni potrebbero giungere anche nell’emisfero settentrionale del globo, quindi colpire paesi come la Spagna, Francia e Italia.

Come è possibile che le radiazioni danneggiano la salute?
Le radiazioni spezzano il DNA delle cellule. Si possono avere effetti sia a breve che a lungo termine a seconda dell’esposizione e della dose radiattiva acquisita. A livelli molto elevati si innesca quella che viene definita “malattia da radiazione” i cui sintomi includono ustioni, vomito, diarrea e distruzione del sistema immunitario. Questa malattia ha un esordio eclatante e si conclude con la morte in breve termine, poche settimane.

Dosi inferiori di radiazioni possono essere mortali ma di certo a lungo termine con un esordio quasi inesistente. Il DNA è ciò che ci compone, dunque anche piccoli cambiamenti al nostro patrimonio genetico possono causare danni irreparabili che portano al cancro (classico esempio il boom di pazienti leucemici a seguito della catastrofe di Chernobyl) e difetti di nascita (i nati malformi sono, purtroppo, un brutto ricordo conseguente alle bombe su Hiroshima e Nagasaki, ai test sul nucleare degli anni 50 e all’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl).

Soltanto i lavoratori dello stabilimento di Fukushima hanno probabilmente assunto una massiccia dose di radiazioni in grado di causare una malattia a breve termine. Ricordiamo che i tecnici indossano tute protettive e hanno dei sensori collegati al loro corpo che allertano quando vi sono pericoli. In teoria dovrebbero essere “esportati” dalla zona prima dell’esordio di eventuali danni alla loro salute.

Il vero problema è dato dagli effetti a lungo termine, soprattutto se si verificano ulteriori perdite. Nel 1986, le radiazioni emesse dalla centrale di Chernobyl, hanno provocato un gran numero di casi di cancro alla tiroide e di leucemia. Nella zona della Bielorussia l’incidenza del cancro alla tiroide è aumentata di ben 100 volte.

Cosa si può fare?
La gente dovrebbe stare più lontano possibile dalle zone colpite, gli abitanti del posto che non possono spostarsi potrebbero tamponare le radiazioni assumento delle compresse di ioduro di potassio, questo forniscono protezione alla tiroide e ostacolano l’accumulo di raggi in questa ghiandola. Una compressa agisce per 24 ore e risulta essere efficace se chi l’assume è stato esposto solo da poco tempo, è efficace se assunta fino a 3 o 4 ore dopo l’esposizione.

La profilassi vede la rimozione dei vestiti e una doccia per rimuovere la polvere radiattiva, purtroppo però, chi ha già assunto le radiazioni deve sperare che non causeranno troppi danni prima di essere rilasciate naturalmente dal loro corpo. Restare in casa ed indossare mascherine offre solo una protezione dalle grandi particelle di polvere radiattive quindi si tratta di una copertura molto limitata, ma non è affatto una soluzione.

Riguardo cibi e bevande:
il materiale radioattivo è espresso nell’atmosfera sottoforma di minuscole goccioline di umidità. Queste possono essere inalate direttamente nei polmoni, o indirettamente: le particelle sono abbattute dalla pioggia e finiscono nel suolo o in mare e, infine, contaminano colture, la vita marina e anche l’acqua potabile.

I cibi più a rischio sono il pesce e il latte. Il latte è particolarmente vulnerabile solo se le mucche pascolano sull’erba esposta alle radiazioni, ma considerato che gli allevamenti industriali tengono le mucche da latte chiuse in un box di pochi metri, sono rari gli allevatori naturali!

Quanto tempo resteranno in circolo le radiazioni?
Tutto dipende dalle particelle radiaoattive liberate. 16 isotopi di azoto sono dissipati in pochi secondi, ma lo stronzio e il cesio, rilasciati quando ci sono danni al nucleo del reattore, possono restare attivi per anni. Un’area di Chernobyl è stata isolata per circa 25 anni e ancora oggi si registra una certa radioattività.

In che modo si misurano le radiazioni?
L’unità di misura per le dosi di radiazione è il Sieverts, o meglio, il millisievert -mSv, millesimi di Sievert-. Per rendere meglio l’idea, una TAC produce una dose di circa 6,9 mSv ed è risaputo che il medico prescrive una TAC solo quando è strettamente necessario.

Picchi di radiazioni emesse dall’impianto di Fukushima hanno toccato i 400 mSv all’ora. Una dose massiccia che probabilmente aumenterà l’incidenza dei tumori almeno del 6%. Fortunatamente le procedure di sicurezza messe in atto da Giappone hanno limitato i 400mSv/h solo per poche ore, fin quando l’International Atomic Energy Agency ha dichiarato un livello di radiazioni pari a 11,9 mSv all’ora.

Un livello di 11,9mSv/h, dovrebbe avere una portata inferiore ai 18 miglia, per questo le famiglie allontanate dalla zona, dovrebbero essere al sicuro; in alcuni settori è stato rilevato che i livelli sono 10 volte superiori a quelli della norma ma con il piano di evacuazione attuato, l’impatto sulla salute potrebbe essere paragonabile alla relazione tra fumo di sigarette e tumore.

Gli altri paesi sono a rischio?
E’ vero ciò che afferma il ministro dell’Ambiente Francese, le radiazioni potrebbero raggiungere l’occidente ma senza alcun impatto sulla salute. Il Giappone è un’isola ed essendo circondata dall’acqua questa attutirebbe le conseguenze sugli altri paesi. Tuttavia, una grande esplosione potrebbe sprigionare delle polveri radioattive molto in alto e queste potrebbero essere trasportate dal vento attraverso l’oceano e diffondersi nei paesi vicini.

Giappone, Cronache di una catastrofe nucleare

Cronache 16-17 Marzo

Cronache del 15-14 MARZO

Cronache del 13-12-11 Marzo + EXTRA (video dell’esplosione e galleria fotografica)

Per i dettagli tecnici si ringrazia Richard Alleyne, corrispondente scientifico del Telegraph

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Anna De Simone