Lucky, il cane salvato a Yulin

È un Akita Inu questo cane di nome Lucky, il nome è stato dato proprio perché è uno dei pochi fortunati sopravvissuto al “Festival della carne”.

Lo avevano trovato davanti ad un negozio di carne di cane, proprio accanto a lui un cartello con su scritto “carne in vendita”. Gli hanno dato il nome Lucky gli attivisti cinesi che lo hanno soccorso e sono riusciti a convincere il proprietario del negozio a lasciarlo andare.

Il salvataggio è avvenuto a Yulin, nella provincia di Guangxi, a Sud della Cina. Questa città è nota proprio per il Festival della carne che ogni anno viene svolto nel mese di giugno. Sono tantissimi i visitatori della provincia meridionale. Ma anche se la maggior parte della popolazione cinese si opponga al commercio ed al consumo di carne di cane, il Festival di Yulin continua:

“Le strade di Yulin sono tranquille adesso e non è nulla rispetto a come sarà a metà giugno – spiega Liang Jia, attivista di Humane Society International -. Migliaia di cani verranno uccisi a bastonate con una crudeltà spaventosa”.

Qualche settimana prima di questo Festival, i volontari della HSI si attivano proprio per salvare più cani possibili. Lucky era uno di loro, ed è stato recuperato poco prima di essere ucciso:

“Si è salvato per un pelo perché nel negozio era rimasta solo una carcassa: lui era il prossimo – raccontano i suoi soccorritori – Non sappiamo nulla del suo passato, ma da come si comporta si capisce che era un cane da compagnia”.

Il cane è stato portato dal veterinario per ricevere le prime cure. Questa è una delle poche storie con un lieto fine di Yulin. La carne di cane però non è diffusa solo in Cina ma anche in tutta l’Asia. Secondo HSI sono 30 milioni i cani che ogni anno vengono uccisi in tutta l’Asia. Ben 10 milioni soltanto in Cina: “La maggior parte di questi cani sono stati rapiti dai cortili delle case o dalle auto parcheggiate – racconta il Dottor Peter Li, specialista in politica cinese di HSI -. Lucky è solo uno dei milioni di cani che hanno sofferto per mano dei commercianti di cani”.

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