Settore green e le speculazioni: il vertice contro il nuovo colonialismo del verde

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La green economy volante della transizione ecologica ha i suoi risvolti. Un settore emergente che sta modificando i parametri sociali e dell’economia globale. Le nuove direttive in linea con l’Agenda 2030, con la finanza e lo sviluppo, come quelle delineate nell’ambito del G20 orientano gli investimenti del futuro verso l’economia del verde. Che sia nell’ambito delle energie rinnovabili, delle risorse, che dell’inquinamento per un futuro sostenibile.

Una riconversione in atto che tutti i Governi stanno integrando nei propri calendari programmatici, con i quali recepire le stesse direttive, nello specifico UE, per quanto riguarda il Belpaese.

L’impegno internazionale mirato alla difesa e alla tutela dell’ambiente e della biodiversità, alla conservazione nonché delle risorse, ha dei risvolti. Si tratta di un settore che sta attirando molti grossi investimenti e di conseguenza le speculazioni.

Il colonialismo del verde

LA Survival International,  organizzazione non governativa, ha acceso i riflettori su quello che definisce il “colonialismo verde” dell’Occidente. E’ stato infatti organizzato un contro-vertice in concomitanza con Congresso mondiale dell’Unione internazionale per la conservazione della natura -Iucn che si svolge a Marsiglia fino al prossimo 11 settembre 2021.

Gli esperti che hano preso parte al contro vertice hanno infatti posto l’accento su come l’approccio alla tutela della natura debba essere modificato.

Un fare che nasconde in realtà una visione distorta che potrebbe essere definita “razzista”, arrivando a cacciare  popolazioni indigene dalle loro terre in nome della conservazione dei luoghi vulnerabili.

Una forte accusa che anticipa anche la 26° Cop Conferenze delle parti, che si terrà nel mese di novembre a Glasgow.

Il contro vertice, promosso da Survival International, intitolato “La nostra terra, la nostra natura”, ha sollevato questa delicata problematica.  Quella di un pensiero occidentale dominante che esporta la propria visione delle realtà arrivando a corrompere ma anche a interferire in equilibri millenari tra popolazioni indigene e la loro terra.

Sono stati affrontati diversi concetti sia da un punto di vista dalla biodiversità che antropologico, sociale ce scientifico.

A partire dal concetto di bellezza e dalla categoria dei luoghi incontaminati che consentono da un punto di vista occidentale politiche di ripristino della natura imponendo l’allontanamento delle popolazioni,

Survival International denuncia le campagne della Iucn, come quella intitolata  “30×30”, che punta ad aumentare le aree protette nel mondo.

Si tratta per Survival international di strategie con le quali eliminare le popolazioni locali da molte aree nel nome della “conservazione della natura”.

Un approccio di matrice occidentale e “profondamente razzista”, denuncia l’Ong che ha ospitato i rappresentati di popolazioni autoctone in 18 nazioni minacciata da questa nuova politica internazionale.

Industria e marketing del verde

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L’offerta dell’industria della conservazione di creare il 30% delle “aree protette” mondiali e l’affermazione che le “soluzioni basate sulla natura” risolveranno la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico sono sbagliate. Commentano i promotori dell’iniziativa, ricordando come i popoli indigeni salvaguardano l’80% della biodiversità e ne sono i migliori custodi.

Tra le varie comunità colpite, abitanti dei villaggi in Congo, Brasile, India, Paraguay e Guyana francese.

La stessa ong, Survival International in collaborazione con le organizzazioni Minority rights Group, Rainforest foundation e Attac, hanno lanciato un appello per un cambio paradigma. Le organizzazioni hanno presentato un modello con il quale proteggere la natura e i diritti delle popolazioni autoctone, partendo dalle comunità locali.

“C’è molto lavaggio del cervello green. In realtà, il loro obiettivo è continuare le loro attività come prima, anche se per questo è necessario programmare la fine dell’umanità”.  Parole forti di Gérard, membro dell’associazione Attac che ha preso parte al corteo di protesta il giorno dell’apertura della Conferenza IUCN a Marsiglia.

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