Green job, i lavori del futuro nell’era della transizione ecologica

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Lavoro green in primo piano e riflettori accesi sulla transizione ecologica, la nuova strategia verde al centro della COP26, la 26esima Conferenza sul clima in corso a Glasgow, in Scozia, Regno Unito.

Mentre ormai i cambiamenti climatici e i disastri ambientali parlano chiaro, il mondo intero si sta confrontando sul tema dell’ecologia. Al tavolo delle trattative mondiali, dopo il G20, vi sono le nuove strategie politiche ed economiche mirate alla tutela, alla conservazione e al ripristino dell’ambiente. La transizione ecologica coinvolgerà tutti i settori dell’economia e della produzione. Dalle rinnovabili all”agricoltura, la parola d’ordine è “green”.

In quest’ottica, si rivela un volano nuovo anche per il lavoro. Secondo quanto riferiscono alcuni dati, entro il 2025 in Italia serviranno 2,4 milioni di green jobs.  E’ quanto una stima i uno studio Censis-Confcooperative Sostenibilità, in baso al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

“Il Pnrr è la benzina verde della ripresa. Solo un anno fa il fabbisogno di lavoratori con competenze green era di 1,6 milioni. A distanza di un anno il grande balzo, la richiesta salirà a 2.375.000 per gli anni 2021-2025, e di queste 1.448.000 sono figure con competenze green elevate”. Dichiara Maurizio Gardini, presidente Confcooperative.

Il monito da parte degli esperti è quello di investire nelle competenze green. “In cinque anni il mismatch, cioè la mancanza di occupati con competenze green, sarà di 741mila unità che possono pesare fino al 2,5% del Pil”. Sottolinea il rapporto.

Investimento formazione green

Ecco perché è necessario investire in formazione sulle competenze verdi.  Tra le figure professionali meno diffuse e che saranno ricercate si annoverano disegnatori industriali, idraulici e posatori di tubazioni, verniciatori artigianali e industriali, ingegneri energetici e meccanici, tecnici della sicurezza sul lavoro.

Recentemente è stato pubblicato il rapporto “GreenItaly 2021”, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne econ il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica. Una ricerca alla quale hanno collaborato Conai, Novamont, Ecopneus; molte organizzazioni e oltre 40 esperti. Dallo studio è emerso che “nel complesso tra il 2014 e il 2020 gli occupati che svolgono una professione di green job sono cresciuti del 6,8%, passando da 2.942,7 mila unità a 3.141,4”.

Un settore in crescita che conta oggi su 2,5 milioni di occupati nell’ambito della “Missione 2” del Pnrr (Rivoluzione verde e transizione ecologica). Si tratta perlopiù di uomini nella fascia 35 – 49 anni prevalentemente nelle regioni del Nord. In base alla ripartizione territoriale, il 48,8% degli occupati di riferimento per la transizione ecologica risultano residenti al Nord, il 35,3% nel Mezzogiorno e il restante 15,9% nelle regioni del Centro.

Cosa sono i Green job

Dallo studio della Fondazione Symbola, si prevede una richiesta di oltre il 23% dei lavori green, rispetto al 18% delle professioni più tradizionali. Secondo le percentuali, il 15,7% delle nuove assunzioni green sarebbero rivolte a laureati. Nel 50,9% dei nuovi contratti green viene richiesta esperienza e si conferma la necessita di formazione nell’ambito dei jobgreen.

ssioni non green. Nonostante ciò, la necessità di formare i nuovi assunti è maggiore per i green jobs (44,7% contro il 37,2% delle altre figure). Le imprese hanno, infine, evidenziato la difficoltà di reperimento di green jobs, che si attesta al 37,9%, contro il 25,2% dei nuovi contratti non green.

I contratti maggiori sono stati registrati al Nord Italia: il 32,3% nel Nord-Ovest, il 23,2% nel Nord-Est, il 18,4% al Centro e il 26,2% nel Sud e Isole. Le assunzioni prevalenti riguardavano l’area della progettazione e ricerca e sviluppo nell’86,7% del totale professionalità green così come in altre aree come nella logistica (l’80,3% dei contratti è rivolto a green jobs), l’area tecnica (sono green l’80,3% dei nuovi contratti) e del marketing e comunicazione (77,3% del totale). Meno coinvolti dai contratti mirati a professionalità green i settori quali direzione e servizi generali o assistenza clienti e in amministrazione.

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