L’Italia condannata dalla Corte dei Diritti dell’Uomo

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Il cittadino italiano deve essere messo proprio male se la Corte dei Diritti dell’Uomo condanna il Bel Paese. Certo, non è un buon periodo per l’Italia e non soltanto per lo scenario economico e politico, anche il settore ambientale, scientifico ed energetico non sono al top tanto che l’Italia arriva a essere condannata a cusa della sua “incapacità prolungata“. La denuncia arriva da 18 cittadini italiani residenti in Campania.

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La Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo ha condannato il nostro Paese per «L’incapacità prolungata  delle autorità italiane di regolamentare  la crisi dei rifiuti in Campania che ha danneggiato i diritti dell’uomo e dei 18 richiedenti». La questione rifiuti anche se ha toccato l’apice nel 2009, va avanti dal 1994 e, ad oggi, non è mai stata risolta. Ma chi sono i 18 richiedenti? La denuncia alla Corte europea è partita da 13 residenti e 5 persone che lavorano nel comune di Somma Vesuviana, in Campania.

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Secondo i vecchi progetti e sovvenzionamenti, in Campania dovrebbero esserci 7 centri di produzione di energia e combustibili dai rifiuti (Cdr) e 2 inceneritori. La Corte dei Diritti dell’Uomo si è concentrata su due violazioni, quella del diritto alla vita (Articolo 2) e il diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8). Il mancato adempimento a questi articoli «Ha nuociuto gravemente all’ambiente della loro regione e messo in pericolo la loro vita e la loro salute».

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«La condanna che arriva all’Italia dalla Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo per la situazione dei rifiuti di Napoli è purtroppo comprensibile. Del resto è impossibile far capire all’estero quello che è accaduto in Campania e in altre parti d’Italia sul fronte del’emergenza rifiuti. C’è uno “spread” di civiltà e di efficacia delle politiche pubbliche che pesa sul nostro paese e va colmato una volta per tutte».