La marea nera del Golfo, le conseguenze sull’uomo e l’ambiente

L’ultima esplosione al largo della Luisiana non ha portato gravi danni o meglio, niente di paragonabile ai danni effettuati dalla prima “ondata di petrolio” con la marea nera proveniente dalla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Ma a quanto ammontano le perdite di petrolio? E soprattutto sono le conseguenze? Intanto i ricercatori hanno scoperto come digerire il greggio.

Non tutti sanno che:

  • la piattaforma petrolifera danneggiata lo scorso 20 aprile è di proprietà dell’azienda Svizzera Transocean e che era stata “subaffittata” alla British Petroleum per 496 mila dollari al giorno
  • La Deepwater Horizon era grande quanto due campi di calcio e si trovava ad 80 km dalla Luisiana
  • i tecnici hanno impiegato 106 giorni per “tappare la perdita
  • La Deepwater Horizon operava nel pozzo di idrocarburi più profondo al mondo.
  • 11 operai sono morti all’istante nell’esplosione mentre 17 sono stati i feriti recuperati dalla Guardia Costiera
  • La piattaforma si è inabissata due giorni dopo l’esplosione e da quel momento, le valvole del giacimento hanno smesso di funzionare ed è fuoriuscito petrolio per un danno ambientale inestimabile
  • La quantità di petrolio persa può essere stimata, si calcola una fuoriuscita che varia da un minimo di 506 e un massimo di 868 milioni di litri di idrocarburi dispersi in acqua.
  • 0,920 è il peso specifico del greggio e usato come fattore di conversione ci indica una dispersione di petrolio pari a 460.000- 800.000 tonnellate
  • Per mitigare gli effetti nefasti della perdita sono stati riversati in acqua 7 milioni di litri di solventi.
  • La British Petroleum aveva il computo di ripulire le spiagge dal catrame ma dopo i primi accertamenti pare che abbia solo ricoperto le coste con qualche tonnellata di sabbia pulita, senza effettuare lavori di riassettamento.
  • Dopo mesi dalla tragedia, alcuni ricercatori hanno isolato un ceppo batterico capace di metabolizzare gli idrocarburi con un’ottima efficienza. La scoperta ha aperto nuovi orizzonti per le soluzioni ambientali.
Lo sversamento in mare del petrolio osservato da un satellite della NASA il 24 maggio 2010.

Conseguenze sulla salute umana
Il disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon avrà nel breve e medio periodo effetti sulla popolazione locale in termini di esacerbazione di malattie respiratorie e patologie della pelle (follicoliti cutanee) e, nel lungo periodo, gravi effetti in termini di aumento statistico dell’incidenza di tumori. Gli effetti nel lungo periodo comprendono anche aumenti statistici degli aborti spontanei, neonati di basso peso alla nascita o pretermine.

Il petrolio e le sostanze chimiche disperdenti rilasciate sul luogo del disastro contamineranno la popolazione locale nel breve e medio termine per via inalatoria; nel lungo termine per via orale, come conseguenza dell’accumulo degli idrocarburi nella catena alimentare.

Conseguenze ambientali su fauna e flora
Le prime specie animali vittime del disastro sono state quelle di dimensioni più piccole e alla base della catena alimentare, come ad esempio il plancton.

Sono seguite le specie di dimensioni via via maggiori che sono state contaminate direttamente (dagli idrocarburi e dalle sostanze chimiche dispersanti) oppure indirettamente (per essersi alimentate di animali contaminati). Fra le specie coinvolte: numerose specie di pesci, tartarughe marine, squali, delfini e capodogli, tonni, granchi e gamberi, ostriche, menhaden, varie specie di uccelli delle rive, molte specie di uccelli migratori, pellicani.

Gli agenti dispersanti (fra i quali il prodotto commercializzato come corexit), cioè le sostanze chimiche utilizzate per disperdere gli idrocarburi in parti più piccole e per farli precipitare sul fondale del mare hanno consentito di nascondere la marea nera della superficie; tuttavia tali sostanze non hanno ridotto la quantità di greggio ma l’hanno solo nascosta alla vista, ad oltre 1600 metri di profondità, dove continua ad esercitare i suoi effetti nefasti sulla catena alimentare a tutti i livelli, uomo compreso.
Di secondaria importanza i timori che si concentrano sulle specie già a rischio per le quali l’estinzione potrebbe essere accelerata.

estratto da wikipedia.org 

Anna De Simone