Come farà l’Italia senza il Nucleare?

Con il referendum della scorsa estate, l’Italia ha bocciato il piano Nucleare proposto dal governo.

Il piano, d’altra parte, non era stato ben definito: non erano stati stabiliti i siti di costruzione delle centrali, ne’ erano stati ipotizzati eventuali accordi. Il referendum sul nucleare è stata una mossa estrema che nonostante una celata campagna pubblicitaria, non ha portato alcun frutto. Il risultato era prevedibile dato che nel 2010, ancora prima della catastrofe di Fukushima, in un sondaggio, il 71% degli italiani si era già detto contrario.

D’altro canto, da qui al 2035, la domanda energetica aumenterà del 36 per cento e l’Italia non sarà in grado di soddisfarla. Il nostro paese è sostanzialmente privo di risorse e dipende fortemente dall’estero. Allora come farà l’Italia a sopravvivere alla crisi energetica? Secondo Marco Cattaneo, della rivista Le Scienze, la soluzione c’è, a patto che si voglia davvero agire nell’interesse dei cittadini e in vista di un futuro sostenibile.

“Ci vogliono, e presto, investimenti per favorire programmi di efficienza energetica, a cominciare dal rinnovamento della rete elettrica, e per l’adozione di fonti rinnovabili, esplorando anche nuovi orizzonti per lo sfruttamento del potenziale geotermico.”

Un primo passo è stato fatto da alcune regioni come l’Abruzzo e il Piemonte che hanno investito nel fotovoltaico. Ma tra 10 anni la tecnologia impiegata in queste regioni sarà obsoleta- L’Italia non puà importare tecnologie da Cina, USA e Germania perché questo significherebbe, ancora una volta, dipendere da altri paesi, proprio come per il petrolio.

In Italia, da decenni avviene quel meccanismo noto con il nome di “Fuga dei Cervelli“, un fenomeno triste che costringe scienziati di ogni sorta a spostarsi all’estero per lavorare e fare Ricerca. Questo meccanismo deve essere arrestato, non ci sono alternative: per prepararsi alla crisi energetica bisogna necessariamente investire nella Ricerca così da potenziare lo sviluppo di soluzioni tecnologiche sul solare termodinamico e fotosintesi artificiale.

“Ci sono aziende e gruppi di ricerca all’avanguardia, e meriterebbero sostegno per riuscire a spingere i loro sforzi fino a una produzione industriale competitiva e a una tecnologia esportabile. Infine, occorrerebbe rilanciare seriamente la ricerca di base in campo energetico, paralizzata da decenni, stanziando fondi consistenti per finanziare progetti radicali e innovativi…”

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